Le nuove tecnologie impongono una nuova regolamentazione della Privacy

Le nuove tecnologie,  come smartphone e tablet, che hanno invaso le case dei consumatori, e sono ormai nelle mani di tutti, con i nuovi servizi internet offerti dai social network stanno rendendo sempre più pressante apportare modifiche alla direttiva del 1995, ormai obsoleta, che riguarda la privacy.
Il Garante dell’Unione Europea, dovrà quindi a breve rivedere la normativa in materia di privacy, tenendo conto del diritto all’oblio, dei Big Data (ovvero la possibilità di incrociare e raccogliere dati fra una varietà enorme di informazioni).

Già il trattato di Lisbona aveva sancito il diritto della protezione dei dati sensibili ed il diritto ad essere informati, per esprimere un consenso consapevole per il trattamento di queste informazioni.

Ma la diffusione a livello globale della rete Internet, delle informazioni che sono rese disponibili nei social network, dai dati che sono registrati nei file di registro (log) dei server e dei dispositivi di connessione alla rete, rendono necessario che vi sia una collaborazione internazionale fra gli organismi preposti alla regolamentazione di questo ambito giuridico, che tutela la persona ed in taluni casi le sue libertà fondamentali.

Un’uniformità di regolamentazione fra i vari Paesi sta divenendo sempre più indispensabile considerata la diversificazione, dovuta alle differenti realtà hardware e software che gestiscono in digitale la vita delle persone e degli internauti.

Un esempio particolarmente interessante è quello della sentenza della Corte di Giustizia europea che ha deciso che chiunque rintracci in Internet articoli o notizie che lo coinvolgano, ne può chiedere la cancellazione. Non solo della pagina web in questione, ma anche delle copie cache che resterebbero disponibili sul motore di ricerca Google.

“Ci siamo mossi in fretta per obbedire alla richiesta della Corte di Giustizia .- si legge in un post sul blog ufficiale di Google – entro poche settimane abbiamo dato ai cittadini europei la possibilità di chiedere l’eliminazione dei link che li riguardano, e subito dopo abbiamo cominciato a rimuoverli dai risultati delle ricerche”.

Google ha applicato la sentenza alla lettera, eliminando i risultati delle ricerche quando le richieste presentavano i requisiti stabiliti dalla Corte europea. Ma lo ha fatto appunto nell’area di competenza della Corte, l’Europa: i link non sono visibili se le ricerche partono dai siti come google.fr o google.it, ma compaiono regolarmente su google.com E’ per questo che risulta sempre più stringente la necessità che vi sia un accordo unico fra i Garanti delle diverse nazioni, ma anche un unico ufficio che coordini le modifiche ai regolamenti.

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