Ben 150mila nuovi posti di lavoro grazie al coding

L’insegnamento della programmazione informatica nelle scuole potrebbe portare l’Italia a fare un salto in avanti, nella formazione dei giovani, cercando di portarsi avanti e raggiungere quanto già si fa nelle scuole degli Stati Uniti, dove milioni di studenti imparano il codice HTML (quello con cui sono predisposte le pagine dei siti internet).

La lungimiranza degli americani nel promuovere iniziative che favoriscono l’insegnamento della programmazione fin dall’infanzia, si è dimostrata utile anche in termini economici e di creazione di nuovi posti di lavoro. Le loro previsioni stimano che vi sarà un aumento di 150.000 nuovi posti di lavoro ogni anno nel settore, fino al prossimo 2020.

Se anche l’Italia prendesse spunto aumentando le ore di lezione decicate all’informatica nella scuola, molti studenti potrebbero archiviare nei polverosi armadi delle scuole i libri di informatica che insegnano solo come usare powerpoint, come inserire una tabella o un grafico, ed iniziare ad acquisire le competenze loro necessarie, per diventare utilizzatori consapevoli degli strumenti informatici. Programmare un computer per realizzare degli strumenti software utili per la semplificazione del proprio lavoro, aumenterebbe la libertà di ognuno. I cittadini del futuro sarebbero non solo dei meri utilizzatori delle tecnologie hardware e software, fruitori di siti internet, di giochi elettronici, o di social network, ma stimolando la loro curiosità fin dall’infanzia, potrebbero diventare dei creatori di prodotti innovativi, che si potrebbe tradurre in nuovi posti di lavoro e nuove leve per l’economia del Paese.

Se gli Stati Uniti hanno capito che per affrontare la crisi serve cambiare il modello d’insegnamento affinché vi sia un incrocio tra domanda e offerta di lavoro anche l’Italia può puntare a “revisionare” il proprio modello educativo al fine di immettere nel ciclo produttivo risorse umane capaci di far ripartire il Paese.

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